Sandro Chia, nato a Firenze nel 1946 con il nome Alessandro Coticchia, studia presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze Si stabilisce a Roma nel 1970, esponendo la sua prima mostra personale nel 1971 alla galleria La Salita L’artista, inizialmente votato all’arte concettuale dopo il trasferimento a Roma, ha poi abbracciato la figurazione diventando un esponente della Transavanguardia Chia si è dedicato sia alla pittura che alla scultura, interfacciandosi a quest’ultima nel 1982 Partecipa alla Biennale di Venezia nelle edizioni del 1980, del 1984 e del 1989 Le sue opere sono presenti presso importanti musei italiani e internazionali come il Castello di Rivoli, il Guggenheim e il Met di New York…
Attualmente vive tra Miami, Roma e la Toscana Nel 2003 tre suoi lavori entrano nella collezione permanente del Senato italiano a Palazzo Madama, mentre nel 2005 la Provincia di Roma acquista due sculture monumentali
Nell’arco di tutto il suo percorso artistico la figura umana acquisisce sempre maggiore spazio assumendo proporzioni ieratiche I personaggi spesso umili, sono presentati dall’artista come se fossero degli eroi mitologici, Chia eleva queste figure iconiche ad archetipi che si confrontano con i grandi capolavori del passato, rielaborandoli e portandoli in una dimensione personale onirica e sensuale Si tratta di personaggi ben delineati da contorni definiti con il colore nero e costituiti da volumi possenti, che campeggiano imponenti su sfondi vivaci che non hanno luogo e non hanno tempo, perpetrando la sensazione di trovarsi di fronte ad un sogno visionario fatto di contrasti apparentemente inconciliabili tra loro In particolare, si riconoscono nelle opere dell’artista espliciti riferimenti ai contrasti tra l’antico e il contemporaneo, tra l’apollineo e il dionisiaco, tra la passione e la razionalità L’espediente dell’eroe, tuttavia, viene costantemente sdrammatizzato da Chia attraverso l’uso dell’ironia, vero collante tra la sua opera pittorica e scultorea
Chia guarda molto ai capolavori degli artisti del passato, tra cui Tiziano, Masaccio, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Michelangelo, ma anche agli esempi contemporanei Giorgio de Chirico, Fernand Lèger, Paul Cézanne, Francis Picabia e Marc Chagall Tra gli anni Novanta e Duemila, continuano ed essere presenti nelle sue opere citazioni del passato, che in particolare virano verso Braque o Picasso, ma anche citazioni al Futurismo di Boccioni, Balla e Depero, particolarmente evidenti negli sfondi dinamici composti da blocchi di colori accesi