Giulio Turcato nasce a Mantova il 19 febbraio 1912 Compie studi d’arte a Venezia, frequentando il liceo artistico e la scuola di nudo artistico Dopo periodi a Palermo e Milano, nel 1942 espone la sua prima opera (una maternità) alla Biennale di Venezia
Arriva nel 1943 a Roma, dove frequenta l’Osteria Fratelli Menghi, noto punto di ritrovo per pittori, registi, sceneggiatori, scrittori e poeti tra gli anni ’40 e ’70 A Roma, assieme ad Emilio Vedova e Toti Scialoja, espone alla Galleria dello Zodiaco e alla Quadriennale di Roma
Partecipa alla Resistenza italiana e dopo la guerra decide di stabilirsi definitivamente a Roma, recandosi però a Parigi nel 1946 dove studia l’arte di Kandinsky e Picasso…
Nel 1947 firma il manifesto Forma 1, aderisce al gruppo del Fronte nuovo delle arti, e partecipa in questo gruppo alla Biennale del 1948 In seguito a dissapori, dovuti sia al diverso stile dei componenti del Fronte sia a una diversa concezione dei limiti dell’impegno politico richiesto alla figura dell’artista, Turcato se ne distacca per aderire, nel 1952, al cosiddetto Gruppo degli otto, insieme ad alcuni dei più noti esponenti dell’astrattismo informale italiano (Afro, Birolli, Corpora, Santomaso, Morlotti, Emilio Vedova, Mattia Moreni) con i quali partecipa quell’anno a una discussa edizione della Biennale, che si aggiunge alla sua partecipazione del 1950 nella quale vince il Premio Acquisto con l’opera Miniera
Nel 1949-1950, Turcato aderisce al progetto di Giuseppe Verzocchi, volto a creare una Collezione di quadri dedicata al lavoro nella pittura contemporanea, inviando, oltre ad un autoritratto, l’opera Gli scaricatori La Collezione è attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì
Intanto il suo astrattismo sta ormai trovando una dimensione unica ed originale Con un percorso forse inverso a quello di Emilio Vedova, ormai proiettato verso la violenza del segno, Turcato va raffreddando le sue creazioni, con colori che paiono sgorgare lentamente dalla tela, usando materiali quali la sabbia (a cui conferisce un caratteristico aspetto cangiante), ricorrendo al monocromo e all’uso della gommapiuma, con la quale confeziona gelide e affascinanti Superfici lunari
L’attività espositiva e la fortuna critica di Turcato hanno pochi eguali nell’arte italiana del ‘900: egli è presente alla Biennale anche nel 1954, 1956, 1958 (Sala personale e vincitore del Premio Nazionale), 1966 (Sala personale), 1968, 1972 (Sala personale), 1982, 1986, 1988, 1993 e ancora un’ultima volta nel 1995, portando a 15 le sue partecipazioni alla rassegna veneziana
Nel 1953 vince un premio acquisto in occasione della prima edizione del Premio Spoleto Nel 1955, nel corso di una delle numerose Quadriennali romane a cui viene invitato, la Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma acquista un suo Reticolo per l’inserimento nelle collezioni permanenti In altri anni vince anche il primo premio e il premio della Presidenza del Consiglio
Espone con personali in tutto il mondo, tra cui le rassegne documenta di Kassel e la Biennale di San Paolo Fra i musei, espone al MoMa di New York, al Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, alla Staatsgalerie Moderner Kunst di Monaco, al Musée de l’Athenée di Ginevra, al Philadelphia Museum of Art e molti altri