Piero Manzoni nasce a Soncino nel 1933 e frequenta la facoltà di giurisprudenza dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano senza portare a termine gli studi universitari Nel corso della seconda metà degli anni Cinquanta, dopo aver realizzato alcuni paesaggi tradizionali, attratto e ispirato dal paesaggio ligure di Albissola dove andava spesso in villeggiatura con la famiglia, Manzoni si dedica a un’intensa ricerca di sperimentazione condotta sia sul piano tecnico-materiale, sia su quello estetico-concettuale
L’artista si accosta inizialmente alle esperienze astratto-informali di Burri, Fontana e Fautrier: inizia a frequentare l’ambiente artistico milanese visitando gli studi degli artisti Roberto Crippa e Gianni Dova, esponenti del Movimento spazialista
Nel 1955 inizia realizzare una serie di lavori immergendo oggetti nel colore e imprimendone l’impronta sulla tela; seguono dipinti realizzati con catrame e, nel 1956, pubblica il manifesto Per la scoperta di una zona di immagini Nello stesso anno a Milano l’artista espone alla Galleria San Fedele partecipando al Premio di pittura di San Fedele 1956, l’anno successivo alla Galleria Pater di Milano e aderisce al Gruppo Nucleare cofirmando il Manifesto contro lo stile
Dalla fine del 1957 realizza i suoi primi Achromes, quadri bianchi realizzati con tela imbevuta di gesso grezzo, utilizza feltro, cotone idrofilo e polistirolo espanso nel 1960, lana di vetro l’anno successivo, pane e pietre e altri materiali nel 1962…
L’opera non illustra un soggetto specifico, né rimanda a qualcosa che sia oltre la cornice, è autoreferenziale: lo scopo dell’artista è quello di privare l’opera di ogni contenuto narrativo, eliminando il colore, l’unico soggetto del quadro è la materia
Allontanatosi dal Gruppo Nucleare, nel 1959 incontra Castellani, Bonalumi e Agnetti; con Castellani fonda la rivista “Azimuth” e l’omonima galleria milanese sviluppando un approccio sempre più concettuale e realizzando le prime Linee su rotoli di carta poi arrotolati e chiusi in cilindri su cui l’artista ha incollato un’etichetta che riporta la lunghezza, la data e la sua firma
Nella rivista compaiono scritti di intellettuali e critici, come Gillo Dorfles, opere di artisti come Fontana, Yves Klein, Jasper Johns e Robert Rauschenberg, ma anche poesie di Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini e altri Piero Manzoni viaggia ed espone in Olanda, Danimarca e Germania
Crea quarantacinque Corpi d’aria, comuni palloncini da gonfiare e mettere su un piedistallo e, in seguito, realizza i Fiati d’artista con i quali la figura dell’artista diventa centrale: il fiato diventa esso stesso creazione Nel 1960 presenta da Azimut la sua performance più famosa: Consumazione dell’arte dinamica del pubblico – Divorare l’arte, nel corso della quale distribuisce uova sode firmate con l’impronta del suo pollice, invitando i presenti a mangiarle Verso la fine dell’anno sottoscrive il Manifesto contro niente per l’Esposizione Internazionale di niente firmato tra gli altri da Castellani, Mack e Piene Continua a lavorare agli Achromes, servendosi dei materiali più disparati, e progetta la Base magica, un piedistallo che eleva al ruolo di opera d’arte ogni persona disposta a salire sopra al piedistallo stesso Espone con Castellani alla galleria La Tartaruga di Roma dove presenta altri Achromes e firma in diretta alcune Sculture viventi: per Manzoni l’arte doveva essere totale, l’arte doveva vivere
Della performance Sculture viventi ci sono molte foto che documentato l’evento, in questi preziosi documenti Manzoni firma alcune persone, munite poi di bollini che certificano il loro essere opere d’arte: il bollino rosso significa che la persona sarà una scultura vivente fino alla morte, il bollino viola è simile a quello rosso ma a pagamento, il giallo indica che solo una parte del corpo è una scultura vivente, mentre il verde significa che la persona sarà scultura solo in determinate posizioni e atteggiamenti
Nel 1961 realizza novanta lattine di Merda d’artista vendute a peso alla quotazione dell’oro: la serie è una riflessione critica sul consumo e la commercializzazione dell’arte e più in generale della società capitalistica dei consumi
Partendo dal concetto che l’arte comprenda la totalità della realtà e della vita sulla terra Manzoni realizza lo stesso anno, durante un soggiorno in Danimarca, la Base del mondo, una “base magica” in ferro che, come dichiara l’incisione capovolta sulla stessa base, “Socle du monde”, sostiene il mondo intero Continua a lavorare agli Achromes e nel 1962 partecipa con il gruppo Zero alla mostra “Nul” allo Stedelijk Museum di Amsterdam
Nel 1962 il progetto di ricerca di segni universali prende una forma più organica: Manzoni elabora 8 tavole di accertamento, in formato di “cartella” in cui compaiono sessanta esemplari numerati con otto fotolitografie edite da Vanni Scheiwiller e con la prefazione di Vincenzo Agnetti
Piero Manzoni muore a causa di un infarto nel suo studio di Milano il 6 febbraio 1963, lasciando una significativa produzione artistica, che costituisce un punto di riferimento imprescindibile, soprattutto per gli artisti concettuali e dell’Arte Povera