Mimmo Paladino, nasce a Paduli (Benevento), nel 1948
Pittore, scultore e incisore italiano è uno dei principali esponenti della Transavanguardia, trascorre la sua infanzia a Napoli e, dal 1964, anno in cui visita la Biennale di Venezia e ammira per la prima volta dal vivo i lavori di Robert Rauschenberg, al 1968, frequenta il Liceo Artistico a Benevento
La sua prima fase artistica, a partire dal clima comune del “concettuale”, s’incentra principalmente sulla fotografia e sulla tecnica del collage Paladino combina immagini in tecnica mista, creando una complessa iconografia: il suo stile è riconoscibile per la presenza di elementi desunti da culture diverse come maschere, animali, mani, teste Nel 1977, anno in cui si trasferisce a Milano, l’artista realizza un grande pastello sul muro della galleria di Lucio Amelio a Napoli e partecipa alla rassegna “Internationale Triennale für Zeichnung” organizzata a Breslavia Nella seconda metà degli anni ’70 Paladino riscopre la pittura e recupera il colore sia nella sua valenza espressiva sia nella matericità del pigmento…
Gli anni a cavallo tra il 1978 e il 1980 sono anni di passaggio tra la posizione concettuale della prima fase e la rinnovata attenzione per la pittura figurativa; le opere realizzate in questo periodo sono in prevalenza dipinti monocromatici dalle tinte decise sui quali campeggiano strutture geometriche e oggetti ritrovati quali rami o maschere e le tecniche sperimentate sono diverse, dal disegno alla pittura, alla scultura, al mosaico, all’incisione, all’immagine filmica
In questi anni, nell’ambito della Biennale di Venezia, il critico d’arte Achille Bonito Oliva definisce con il termine Transavanguardia quella corrente di cui fanno parte Chia, Clemente, Cucchi e lo stesso Paladino, artisti che attingono al passato e da tradizioni pittoriche anche molto diverse e lontane e creano un linguaggio ibrido, capace di mettere assieme anche epoche diverse Paladino, tra tutti, è l’artista più essenziale, più vicino al primitivismo e all’espressionismo tedesco d’inizio Novecento; la sua pittura è debitrice nei confronti del passato per i contenuti e per le forme, ma al tempo stesso è densa di simboli e capace di aprirsi a nuove prospettive Dal 1985 realizza grandi sculture in bronzo e installazioni sperimentando così la contaminazione tra diverse forme espressive: nella loro apparente fissità da icone le opere di Paladino conservano sempre un’ambiguità densa di allusioni Le maschere senza sguardo, i profili arcaici delle teste, custodiscono valenze emblematiche che sfuggono ad un’interpretazione univoca Questi elementi risultano essere dei riferimenti a diverse culture di stampo primitivo, e si riconoscono ispirazioni desunte da iconografie dell’arte paleocristiana, egizia ed etrusca: riferimenti tipici della cultura locale del Brasile e del Sudamerica che l’artista visitò proprio nel 1982 Nella seconda metà degli anni ’80 i lavori di Paladino risultano fondati su una composizione che va semplificandosi Si restringe l’inventario dei segni, mentre il colore suggerisce l’intero spazio dell’opera: pochi attributi sono sufficienti per delinearne l’intera struttura Per la prima volta dal 1988, si potrà osservare ricostruita gran parte della sala personale realizzata dall’artista alla XLIII Biennale di Venezia
Alla fine degli anni ’90 Paladino realizza diversi altri cicli pittorici, nei quali si rende evidente l’aspetto più problematico della sua ricerca, ovvero il continuo interrogarsi sul linguaggio dell’arte: la geometria, la frammentarietà, la molteplicità e l’accumulazione dei segni, insieme a improvvise cesure e cambi di registro, costituiscono alcuni fili conduttori della sua opera Nel 1995 Paladino diventa protagonista di Piazza Plebiscito realizzando, come punto di confluenza dei suoi lavori contemporaneamente esposti al Museo Pignatelli e alle Scuderie di Palazzo Reale, la sua memorabile Montagna di sale: vibrazioni cromatiche, grandi campiture di colore, installazioni scultoree, forme animali e umane, cavalli rovesciati sul sale rimangono ancora oggi nella memoria La sua produzione inizia ad essere conosciuta anche all’estero, grazie ad una mostra itinerante del 1980, che si sposta da Basilea ad Essen, ad Amsterdam, oltre ad una personale alla Badischer Kunstverein di Karlsruhe Nel 1981 partecipa alla mostra A New Spirit in Painting alla Royal Academy of Art di Londra Il Kunstmuseum di Basilea e il Kestner-Gesellshaft di Hannover organizzano una mostra di disegni realizzati dal 1976 al 1981 Viene proposta anche al Kestner-Gesellshaft di Hannover al Mannheimer Kunstverein di Mannheim, al Groninger Museum di Groningen che lanciano Paladino come artista internazionale Nel 1982 partecipa a Documenta di Kassel Nel 1990 realizza la scenografia de La sposa di Messina di Schiller a Gibellina per la regia di Elio Capitani e del 1992 è l’installazione permanente Hortus conclusus nel complesso universitario di San Domenico a Benevento Negli anni successivi si dedica più intensamente all’editoria d’arte e si concentra su materiali quali la ceramica e la terracotta Nel 2003 Paladino viene scelto in qualità di rappresentante dell’arte italiana durante la presidenza italiana a Bruxelles: la scultura equestre Zenith è installata nella piazza della sede del Parlamento Europeo Nel 2011 nel Palazzo Reale di Milano è stata allestita una grande retrospettiva che ripercorre gli ultimi quarant’anni di carriera del maestro campano e l’anno successivo l’artista ha pubblicato con il critico d’arte C D’Orazio il libro Ritratti romani Nel 2015 ha ideato la statua La conoscenza, presentata a Expo Milano, in occasione delle celebrazioni per i 90 anni dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, mentre nel 2017 ha realizzato i nuovi paramenti sacri della Cappella Rucellai nel complesso dell’ex-chiesa di San Pancrazio a Firenze È possibile ammirare le sue opere nel Museo Napoli Novecento 1910-1980 Per un museo in progress di Napoli, nel Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli e nel Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina (MADRE) di Napoli ma anche a Roma nella Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, a Bologna nel MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna e a Cagliari, nella Galleria d’arte moderna L’installazione Montagna di sale (1990) è stata portata in via definitiva presso il Baglio Di Stefano, un complesso architettonico sede della Fondazione Orestiadi che si trova a Gibellina, in provincia di Trapani Infine, opere di Paladino sono conservate anche presso il Metropolitan Museum of Art di New York