Nevelson – Senza titolo

Pittura spray, cartone e legno, collage su pannello
cm 145 x 117
1974

NOTE:
Sul retro etichetta della The Pace Gallery di New York e della Galerie HM di Bruxelles.
Firmato e datato, in basso al centro, “Louise Nevelson – 74”.

PROVENIENZA:
The Pace Gallery, New York.
Galerie HM, Bruxelles.

Scopri il video dell’opera (clicca sul link con il tasto destro del mouse e “apri link in un’altra finestra”) https://www.youtube.com/shorts/ZzpEPZD5NgY

Louise Nevelson. Ante litteram reuse
In questa opera Louise Nevelson utilizza vecchi materiali: cartoni, vecchi legni, intelaiature di sedie, che assembla per costruire una struttura geometrica.
Nevelson, arrivata bambina in America, nel 1905, in fuga dai pogrom zaristi, è una pioniera non solo perché donna artista in un mondo maschile, ma anche per l’uso di materiali di recupero in un’epoca in cui ancora l’opera d’arte era circonfusa dall’aura dell’unicità.
Ama il legno dall’infanzia, quando il nonno in Russia possedeva boschi e il padre nel Maine faceva il taglialegna e poi il produttore di mobili. Louise, arrivata giovanissima a New York, è attirata dagli oggetti che possiedono una storia, come i mobili, e che può riassemblare in una composizione, conferendo loro una nuova vita. Sono oggetti trovati per strada o sulle spiagge, smontati e ricomposti in strutture frontali. Perdendo la loro funzione diventano pure forme che si accumulano e si ripetono, caricandosi di energia.

Il teatro della memoria

Il tempo si intreccia allo spazio negli assemblaggi di Louise Nevelson, come questo presentato da Studio Guastalla. Utilizzando pezzi di legno recuperati da laboratori di falegnameria e da ovunque l’artista trovi materiale da usare, Nevelson attribuisce alla materia una nuova vita spirituale, diversa da quella per la quale i frammenti erano stati creati. “Ricostruisco il mondo smembrato in una nuova armonia”, dice l’artista, che sottopone gli oggetti di recupero a un rituale preparatorio, quasi a volerli decontaminare dal mondo esterno, perché se l’arte è dappertutto, tanto che la gamba di un vecchio tavolo può diventare parte di un’opera, è la mente creativa che trasforma l’oggetto in creazione. Così il tempo, addensato nella memoria che i frammenti del passato portano con sé, si intreccia allo spazio, a quel gioco ritmico di pieni e vuoti, luci e ombre che dà vita alle opere di Nevelson, mettendo in scena un teatro della memoria.

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