Incliné bleu et noir

Scultura in legno dipinto, metallo e nylon
cm 43 × 38 × 19
1966

NOTE: Etichetta Galleria del Deposito sul retro

EDIZIONE: prova d’artista, Galleria del deposito, Genova

L’opera è un’edizione della Galleria del Deposito, Genova, fondata nel 1963 come una cooperativa internazionale di artisti dal pittore Eugenio Carmi. Tra i suoi membri c’era anche Soto, insieme a Lucio Fontana, Victor Vasarely e Max Bill. Lo scopo della galleria era quello di produrre e diffondere opere d’arte, in particolare multipli in edizione limitata, che potessero raggiungere un vasto pubblico grazie ai prezzi accessibili, attraverso canali non convenzionali di vendita, tra cui anche grandi magazzini come La Rinascente. A Soto fu dedicata una personale alla Galleria del Deposito nel 1966 e quest’opera è stata realizzata in quell’occasione.

Scopri il video dell’opera (clicca sul link con il tasto destro del mouse e “apri link in un’altra finestra”) https://youtube.com/shorts/S9QquvksiGI

In questa opera di Jesus Rafael Soto abbiamo una superficie monocroma nera, su cui è applicata un’altra superficie più piccola percorsa da sottilissime linee verticali, così vicine che a distanza sembrano un tutto unico. In alto, inserita in un foro, c’è una bacchetta metallica che ne regge un’altra appesa a un filo. L’opera, in questo modo, cambia continuamente, perché a ogni alito d’aria la bacchetta appesa si muove, proiettando un’ombra sempre mutevole.
A Soto, pioniere dell’arte cinetica, interessava trasmettere movimento nelle opere e dimostrò così che la relazione tra realtà e illusione è dinamica, e che a volte le due, in effetti, diventano la stessa cosa. Che l’opera esiste solo guardandola da più punti di vista, e che quindi l’occhio dell’osservatore fa parte dell’opera. Andando ancora oltre, ecco i Penetrables, costituiti da fili sottili di gomma che pendono dall’alto, creando alla distanza una forma che sembra compatta, ma in realtà penetrabili dagli spettatori, che possono inoltrarsi al loro interno, facendoli così muovere e vivere. Soto dimostrò che in realtà non ci sono spettatori, ma solo partecipanti a un’esperienza che senza di loro non avrebbe significato, o potrebbe non esistere affatto.

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