Giacomelli – Presa di coscienza sulla natura 6

Stampa alla gelatina dei sali d’argento
cm 28.5 x 39
1992

NOTE:

Firmato a penna e datato su retro; Sul retro timbro in verde della mostra Storie di terra, timbro in nero GIACOMELLI MARIO, 60019 SENIGALLIA (ITALIA), Via Mastal, 24, Tel. 071/60779”, matita R.A. n°1893.

ESPOSIZIONI:
2016, Milano, Mario Giacomelli e la terra veniva come magica, Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea


Terra magica
Per me, non importa il paese, il luogo che è rappresentato, ma l’emozione, il contatto che c’è, che si crea tra me e la terra. Quindi è la terra che è importante più che il paesaggio di per sé. Naturalmente queste sensazioni nascono dal paesaggio, dalla sua costruzione, dai bianchi e dai neri che io vi leggo. Ma nascono anche perché conosco chi fa terra, chi lavora, e so il contatto che si crea tra la terra e il contadino.
Nelle foto di terra di Giacomelli, in particolare nel ciclo Presa di coscienza sulla natura, come questa presentata da Studio Guastalla, i protagonisti sono i segni lasciati dall’uomo, i solchi che il contadino traccia sulla terra – e che spesso l’artista stesso chiede di tracciare secondo un suo disegno mentale – le impronte che sono come rughe, come ferite. Che rendono la terra come magica. Per questo la terra è vista come le pieghe della mano del contadino, del lavoratore: la terra è i segni del contadino. Non è facile da spiegare, questo che sento, anzi non vorrei mai farlo. La terra sempre ha degli squarci, delle aperture. È come il costato di Cristo, la terra ha lo stesso taglio la stessa ferita.
Attraverso i segni tracciati sulla terra si percepisce il mutare del paesaggio, lo scorrere incessante del tempo, i cambiamenti. È l’angoscia dell’artista, il suo senso tragico che emerge nei violenti contrasti, in cui i grigi scompaiono mentre il bianco abbagliante cancella tutto ciò che non serve e il nero è un buco dove ci sono i problemi che cadono dentro un vuoto che io continuo a fotografare.

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