La divina proporzione n. 339

Acquarello su carta
cm 23 x 31
2009

NOTE:
Autentica dell’artista su fotografia

ESPOSIZIONI:

2010-’11, Milano, La divina proporzione, Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea, ill. in cat. pag. 58


Ignoto, infinito, indicibile



“Euclide ha formalizzato il rapporto aureo, detto anche divina proporzione, dividendo un segmento secondo la proporzione estrema e media: l’intero sta alla parte maggiore come questa sta alla parte minore. Il risultato è appunto un numero interminabile che continua a suscitare meraviglia attraverso i secoli […] un numero che andrà avanti nei secoli, nei millenni, nei milioni di millenni, senza fermarsi. Mai. Sino alla fine del tempo”.
Così Giorgio Griffa parlava, dieci anni fa, del numero – la divina proporzione - che dava il titolo a una mostra progettata per Studio Guastalla. Un numero che si dispiegava sulle tele – come questa che vi presentiamo - e sulle carte, sempre diverso, sempre in divenire, insieme a quei segni che si inseguono, tracciati da una mano che si abbandona nella memoria millenaria della pittura. Una pittura che contiene dentro di sé emozione, intelletto, e, nonostante l’apparenza, anche rappresentazione della natura. Una rappresentazione che persiste per metafora, ritmo, commistione di tempo e di spazio, intelligenza della materia che si confronta con quella dell’uomo. […] Come gli altri, il numero è un segno, e questo numero aureo è quello cui l’umanità ha affidato “una memoria profonda dell’ignoto, dell’infinito, dell’indicibile. Un passo più in là del far di conto, così come la pittura è un passo più in là del disegno di una mela”.
Ignoto, infinito, indicibile: quanto tempo era che ognuno di noi non si trovava a confrontarsi con tutto ciò?

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