Piero Pizzo Cannella - CANTO

30/11/2005 - 14/03/2006

Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea
Via Senato, 24 20121
Milano

Orari
Dal martedì al sabato
ore 10-13 e 15-19

Questa mostra presenta un ciclo di ventuno opere inedite di Piero Pizzi Cannella, realizzate tra il 2004 e il 2005, del tutto nuove rispetto alla sua produzione, e che rimarranno un unicum nel suo lavoro. Canto, il titolo della mostra, fa riferimento al Cantico dei Cantici di Re Salomone, l’opera poetica e religiosa di cui queste opere sono non illustrazione, ma personale e originale lettura.
Il Cantico dei Cantici è nella tradizione ebraica un testo fondamentale, che si legge ogni venerdì sera nell’attesa del sabato, lo Shabbat, paragonato ad una sposa.
Canto di una condizione nuova dell’anima, archetipo di lirica amorosa, il Cantico racconta il germoglio di un amore adolescenziale mai colto e che sfugge irripetibile, ed è allegoria di un amore sacro che sempre si rinnova. Il vestito, gli occhi, i monili e i profumi nominati nel testo di Re Salomone hanno una straordinaria corrispondenza con il patrimonio iconografico creato da Pizzi Cannella in trent’anni di attività. Lunghi vestiti femminili, gioielli e ventagli, vasi e ampolle per profumi sono i  vocaboli attraverso cui da sempre Pizzi Cannella evoca la figura femminile, in modo sintetico, con una pittura di materia stratificata da cui le immagini sembrano emergere come impronte, come tracce lasciate dalla memoria, dai contorni indefiniti.
Nei dipinti in mostra la figura femminile è evocata per assenza, e l’innamorato non esiste, ovvero c’è ma solo sotto forma di sguardo, in sorprendente analogia con una recente interpretazione di Amos Luzzatto, presidente delle Comunità Ebraiche Italiane e studioso di ebraismo, secondo cui la figura maschile e le sue parole compaiono soltanto come proiezione nel canto tormentato della giovane invaghita, che chiede consiglio alle Figlie di Gerusalemme. La “sposa”, la donna è l’unica vera protagonista, del Cantico come dei dipinti. “Lo sguardo è il vero tema, quest’occhio che si posa è l’atto d’amore più grande, le parole sono tutti gli attributi che lo sposo associa alla bellezza della sposa. Dello sposo rimangono soltanto lo sguardo e le parole”, conferma l’artista in una recente intervista.
L’incontro con il Cantico dei Cantici non poteva che trasformarsi in uno di quei felici connubi tra artista e testo letterario, in cui quest’ultimo diventa punto di partenza per una storia originale e nuova. Dal testo ebraico Pizzi Cannella ha scelto alcune parole, estremamente evocative e di grande forza poetica ed erotica – i tuoi occhi, le tue mani, il tuo profumo, le  mie mani sul tuo cuore, la mia anima e i suoi occhi – e le ha riportate sulle tele in una brunita scrittura dai bordi netti, come marchiata a fuoco sulla superficie ruvida della tela grezza o sulla carta spessa, resa simile a pergamena dal colore caldo del caffè (i titoli delle opere derivano appunto da queste frasi in ebraico riportate nelle opere). Ma né l’artista né gran parte del suo pubblico conoscono l’ebraico. Anche la scrittura assume dunque il senso di archetipo di scrittura, denso di molteplici letture e di rimandi allegorici non solo nel significato ma soprattutto nella stessa sua configurazione grafica. La scrittura si avvicina dunque all’immagine e l’immagine diviene primordio di scrittura, tanto che l’occhio è utilizzato come elemento limite tra il geroglifico e una sorta di punteggiatura.

Catalogo della mostra
Opere
Artisti
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