Franco Gentilini. DIPINTI E DISEGNI

12/11/2009 - 16/01/2010

Luogo
Studio Guastalla Arte Moderna e Contemporanea
Via Senato, 24
20121, Milano

Orari
Dal martedì al sabato
ore 10-13 e 15-19

Lo Studio Guastalla celebra il centenario della nascita di Franco Gentilini            (Faenza 1909 – Roma 1981) con una mostra di circa trenta opere, che si affianca alla grande retrospettiva che il Museo della Permanente di Milano dedica all’artista faentino.

Le opere in mostra presso Studio Guastalla sono cronologicamente comprese tra gli anni quaranta, epoca in cui si definisce lo stile dell’artista, e la fine degli anni settanta, attraversando con alcuni significativi capolavori gli anni cruciali della svolta stilistica dell’artista, collocata intorno alla metà degli anni cinquanta. L’iconografia è quella cara alla vocazione narrativa gentiliniana: le grandi cattedrali, le nature morte, i nudi femminili e i volti di donna, le coppie di innamorati e i banchetti. Perché, come ci ricorda Moravia, Gentilini fu soprattutto un narratore per immagini, il cantore ironico e dissacrante di una realtà grottesca, in cui il rimando al quotidiano, nelle sue forme e nei suoi attributi più comuni, si trasforma in una discreta ma profonda partecipazione alle pene e alle miserie umane.
Teatro di questa rappresentazione è l’Italia dei monumenti e delle chiese, dei pantheon e dei battisteri, delle cattedrali e dei palazzi. I simulacri di un passato glorioso, divenuti oramai simboli vuoti e logori, rivivono grazie alla profanazione del “popolo minuto”; venditori ambulanti, mercanti, pagliacci, ciarlatani, coppie di innamorati, cani e gatti irrompono sulla scena e le donano una nuova luce, la luce del presente e del quotidiano.
Una vitalità stregata pervade ogni cosa. E’ una vitalità immobile, esasperata dalla fissità quasi ossessiva del colore, arido e sabbioso, e delle linee di contorno, nette e definite, ma che le prospettive irregolari e la fuga dei piani inclinati rendono pericolosamente instabile. Così ogni oggetto, intrappolato nel gioco illusionistico del pittore, sembra dover deflagrare da un momento all’altro, per rivelare una natura diversa, una funzione diversa. Arnesi e utensili domestici, integrati nello spazio in maniera solo apparentemente casuale, in realtà regolati da solide simmetrie, danno vita a un linguaggio personalissimo che è quasi una cabala, e diventano nelle mani del Demiurgo, gli strumenti di un’operazione magica.
La città di Gentilinia risuona così degli echi di apparizioni e incontri che sembrano solo sogni; delle voci dei suoi abitanti, persi, anche quando banchettano,  in un altrove di cui possiamo solo intuire la consistenza; del misterioso silenzio dei suoi edifici, illuminati nella notte da un sole rosso acceso o accarezzati dai resti di una tavola imbandita, sospesi in atmosfere rarefatte che evocano assenze mai definitive; giganti solitari che sembrano sul punto di accartocciarsi e di inghiottire ombre e frammenti di un mondo perduto.
L’ampia raccolta di opere rievoca l’universo pittorico e umano di un artista libero e originale.

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