Antonio CALDERARA

Biografia
Antonio CALDERARA
ABBIATEGRASSO (MI) 1903 - VACCIAGO (NO) 1978

Antonio Calderara
nasce ad Abbiategrasso nel 1903. Dopo i primi anni passati nella provincia milanese, nel 1915 si trasferisce a Milano con la famiglia e solo pochi anni più tardi, appena vent'enne espone la sua prima mostra personale a Vacciago. Nelle sue prime opere, in cui predilige rappresentazioni di scorci urbani caratterizzati dalla potente presenza di architetture industriali, emerge la sua formazione universitaria di studente di ingegneria al Politecnico di Milano.
Agli inizi degli anni trenta si trasferisce definitivamente a Vacciago, restando fin da quel momento, sostanzialmente estraneo a quella formazione di artisti che frequentava e conosceva a Milano, ricercando una maniera personale rispetto alle ricerche "ufficiali" o etichettate come tali.
La sua produzione di quegli anni è perlopiù caratterizzata da una ricerca sulla materia e sulla masse volumetrica della composizione, mentre a partire dal 1940 i profili si fanno più levigati e lo studio si concentra sempre di più sulla luce; cambiano i formati, che diventano sempre più piccoli, mentre i soggetti rimangono i paesaggi lacustri, la natura morta e le figure.
Nel 1944 un grave lutto colpisce l'artista: muore la giovane figlia. Questo avvenimento segnerà Calderara profondamente, tanto che fino al 1958 l'immagine della piccola continuerà a rivivere nei ritratti della moglie in sembianze giovanili.
L'anno successivo torna a vivere a Milano con la moglie e nel 1947 inaugura una sua personale alla Galleria della Spiga.
Nel 1953, nel pieno di un'attività espositiva che lo vede presente in tutto il territorio nazionale e internazionale, viene colpito da un altro lutto: la morte del fratello. Come la precedente, anche questa tragedia si rifletterà nella produzione artistica; il pittore in cerca di conforto, sposterà le proprie ricerche verso l'astrattismo, cercando affinità con l'opera di Mondrian.
Attraverso l'abbandono graduale della costruzione prospettica, la sua indagine sulla luce basate sull'uso delle velature di colore porta a risultati che trovano spazialità solamente nelle relazioni tonali. Le sue idee figurative subiscono un'originale trasformazione linguistica pur restando coerente ai suoi fondamentali presupposti artistici: il tema unificante della luce prende sempre più spazio, diventando ora, dall'interno, sorgente primaria rispetto al dato naturale, abolito anche nei titoli delle opere che, a partire dagli anni settanta diventano: Misure quadrato, Spazi-luce, Tensioni verticali. Questo cambiamento lo porterà letteralmente ad azzerare il linguaggio espressivo fino a prediligere la monocromia e l'aniconicità, permettendo ai suoi lavori di essere apprezzati sempre più in ambito internazionale e europeo, soprattutto in Germania, mentre in Italia l'autore lamenta una larga incomprensione della sua opera.
Negli anni sessanta Calderara attira comunque l'attenzione dei maggiori critici d'arte e, in un periodo costellato da numerose manifestazioni incentrate sui temi dello spazio, del tempo, del movimento e della luce, approda all'interno di circuiti sperimentali di primissimo livello.
In questo prolifico contesto diviene anche promotore di cultura fondando nel 1961 il Gruppo Punto. Tra il 1961 e il 1966 il gruppo espone in importanti luoghi anche a livello internazionale. Del nucleo originario Calderara è uno dei membri più attivi e partecipa a quasi tutte le manifestazioni dal 1962 al 1966, anno in cui espone autonomamente a Napoli con il romano Gruppo 1 in una mostra presentata da Achille Bonito Oliva e Filiberto Menna.
Nel 1968 incontra a Milano il compositore elettronico Enore Zaffiri, con cui collabora creando opere frutto di uno stretto colloquio tra partitura e immagine.
Nel 1970, nonostante un terzo infarto, si intensificano e consolidano i rapporti con i più importanti luoghi espositivi europei, mentre negli ultimi anni di vita si concretizza la sua volontà di creare una fondazione per ospitare le oltre trecento opere collezionate da amici artisti internazionali. Calderara muore a Vacciago nel 1978 pochi mesi prima dell'apertura ufficiale della Fondazione.

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